Deepfake, la nuova era degli attacchi cyber digitali
In questo articolo
I deepfake come strumenti a disposizione dei cybercriminali
Un tempo relegati al mondo dell’intrattenimento o alla satira politica, i deepfake sono ormai strumenti a disposizione dei cybercriminali per orchestrare attacchi mirati. Grazie alla loro capacità di riprodurre fedelmente le voci, i volti e i comportamenti, i contenuti di questo tipo riescono a superare le difese tecnologiche e a colpire l’essere umano, l’anello più vulnerabile della catena.
Negli ultimi anni la cybersecurity aziendale ha dovuto fronteggiare un cambiamento silenzioso ma piuttosto profondo a causa della progressiva fusione tra intelligenza artificiale e ingegneria sociale. Al centro della trasformazione in corso si trovano i deepfake, contenuti audio e video generati da algoritmi di intelligenza artificiale avanzati, che oggi rappresentano una delle minacce più insidiose per le imprese.
Il problema si è spostato da quello tecnologico a quello percettivo perchè la fiducia visiva e uditiva, che da sempre guida le nostre interazioni, non è più garanzia di autenticità. Se anche il dipendente più esperto può essere ingannato da una voce clonata del CEO o da un video manipolato, la superficie d’attacco si sposta dalla rete all’identità.
Cos’è un deepfake?
Il termine deepfake deriva dalla combinazione di “deep learning” e “fake”, e indica contenuti multimediali manipolati artificialmente per simulare una realtà credibile. I contenuti possono essere video, tracce audio o immagini, e sono generati da algoritmi di intelligenza artificiale, in particolare da reti generative avversarie (GANs – Generative Adversarial Networks).
Nel caso dei video, un deepfake può mostrare una persona mentre dice o fa cose che in realtà non ha mai detto o fatto. Sul fronte audio, la clonazione vocale permette di replicare in modo accurato l’accento, il tono e il ritmo del parlato di una persona reale. È superfluo dire che questo livello di sofisticazione rende estremamente difficile distinguere un contenuto autentico da uno manipolato.
La crescente accessibilità dei tool (citiamo ElevenLabs, HeyGen o DeepFaceLab solo per menzionarne alcuni) unita al basso costo di queste tecnologie, ha abbattuto le barriere d’ingresso, aprendo le porte a minacce su larga scala. Inoltre, non è più necessario avere competenze da hacker ma basta un campione audio da YouTube o un’intervista pubblica per ricreare una voce sintetica molto convincente.
Il pericolo, oltre ad essere tecnico è anche comportamentale perchè i deepfake fanno leva sulla nostra predisposizione a riconoscere e fidarci di volti e voci familiari. Un’arma perfetta per attacchi mirati come le frodi aziendali, le manipolazioni politiche e i furti d’identità digitale.
Dalla social engineering tradizionale ai deepfake
L’ingegneria sociale è sempre stata uno dei pilastri degli attacchi informatici per manipolare le emozioni, la fiducia e il senso di urgenza per spingere una persona ad agire contro il proprio interesse. Con l’avvento dei deepfake, questa tecnica si è evoluta in modo radicale. Oggi, gli attacchi non si limitano più a un’email ben scritta o a una telefonata convincente, ma possono contare su voci sintetiche perfette, volti digitali non distinguibili dal reale e scenari multimediali costruiti ad arte.
Un’evoluzione che ha portato alla nascita di una nuova forma di attacco come l’AI-powered social engineering, in cui la credibilità percepita del contenuto sostituisce completamente la necessità di contatto diretto. Se prima il truffatore doveva essere un bravo attore, oggi basta un algoritmo ben addestrato.

L’emulazione dell’autorità tramite voce e video
Con i deepfake aumenta la capacità degli hacker di emulare l’autorità. Nell’ambiente aziendale, la voce di un CEO, il volto di un CFO, o persino un messaggio urgente via video call possono essere manipolati per indurre i dipendenti ad agire immediatamente.
Il principio su cui si fonda questo tipo di truffa è semplice: se la fonte è percepita come affidabile, l’azione richiesta viene eseguita senza troppe domande. In psicologia comportamentale, questo si chiama bias dell’autorità, un meccanismo mentale che ci porta ad ubbidire a chi riconosciamo come figura superiore.
I deepfake sfruttano questo bias con una precisione mai vista prima, rendendo possibile la creazione di scenari simulati in cui l’ordine di un dirigente viene replicato alla perfezione.
Perché la voce sintetica è difficile da rilevare
Tra le diverse forme di deepfake, quella audio è probabilmente la più subdola e pericolosa. A differenza dei contenuti video, la voce può essere utilizzata in contesti meno formali e più immediati come una telefonata, un messaggio vocale su WhatsApp, una conferenza registrata o una semplice nota audio via email.
La sofisticazione degli algoritmi di sintesi vocale ha raggiunto livelli impressionanti. Tool come ElevenLabs, Respeecher e iSpeech permettono oggi di clonare in pochi minuti una voce con estrema fedeltà, riproducendo intonazione, accento, cadenza e persino emozioni.
Il nostro cervello tende a dare fiducia a ciò che riconosce, e la voce rappresenta una delle forme più potenti di identificazione personale. Considerando questi aspetti, la rilevazione dei deepfake audio risulta estremamente complessa e a meno di anomalie tecniche evidenti (latenze, glitch, incongruenze di pronuncia), una voce clonata può sembrare del tutto reale, soprattutto in comunicazioni brevi e a basso contesto.
Strumenti e tecnologie usate nella generazione dei deepfake
La generazione di deepfake audio si basa su reti neurali profonde, spesso pre-addestrate su grandi insiemi di dati vocali. In particolare:
- Le Text-to-Speech (TTS) AI avanzate trasformano il testo scritto in parlato fluido e realistico.
- I modelli Voice Conversion (VC) mappano le caratteristiche vocali di un parlante target su un altro, rendendo possibile la trasformazione della voce in tempo reale.
- Le autoencoder vocali analizzano e ricostruiscono la voce mantenendo le proprietà uniche del soggetto originale.
Questi strumenti sono ormai disponibili al pubblico, spesso tramite interfacce user-friendly o API a basso costo, abbattendo drasticamente la barriera tecnica per la creazione di contenuti fraudolenti. In molti casi, bastano pochi minuti di registrazione, spesso reperibili online, per ricreare una voce indistinguibile dall’originale.
L’impiego combinato di voce sintetica e social engineering sta diventando una delle principali minacce emergenti in ambito corporate, in grado di aggirare con facilità controlli umani e automatizzati.
L’uso di contenuti pubblici per generare video realistici
Il secondo grande pilastro della minaccia rappresentata dai deepfake è il video manipolato. e Nnegli ultimi anni, la qualità visiva dei deepfake è cresciuta esponenzialmente, al punto da rendere sempre più difficile distinguere un volto reale da uno sintetico, anche per occhi esperti.
L’accesso alla materia prima per costruire questi video è relativamente facile e spesso è disponibile pubblicamente grazie ad interviste, webinar, talk aziendali, dirette social, persino i video dei meeting pubblicati su YouTube o LinkedIn. Una volta raccolto abbastanza materiale, gli algoritmi GAN (in particolare StyleGAN e DeepFaceLab) possono addestrarsi per replicare fedelmente le espressioni facciali, la sincronizzazione labiale e i movimenti naturali del viso.
Il risultato è un video in cui il soggetto appare completamente autentico, capace di comunicare messaggi falsi con la stessa autorevolezza e credibilità dell’originale. Questo apre scenari di rischio enormi, soprattutto in ambienti corporate, dove una videochiamata finta può generare azioni concrete come transazioni bancarie, condivisione di informazioni riservate o accesso a sistemi protetti.
Tecniche di manipolazione visiva
Le tecniche più usate per generare deepfake video includono:
Face swapping: sostituzione del volto di una persona con quello di un’altra, mantenendo espressioni e movimenti sincronizzati.
Lip-sync synthesis: sincronizzazione labiale per far sembrare che il soggetto stia pronunciando determinate parole.
Head-pose estimation e 3D modeling: per ricreare movimenti realistici della testa e del corpo, migliorando l’illusione del video autentico.
Motion transfer: trasferimento dei movimenti da un soggetto all’altro, utile per imitare gestualità abituali.
I deepfake di nuova generazione integrano anche intonazione vocale coerente, ambientazioni virtuali credibili e movimenti oculari naturali, riducendo al minimo gli indizi di manipolazione.
L’effetto finale è un contenuto che sfrutta i sensi percettivi dell’osservatore per manipolare la realtà in modo convincente, rendendo sempre più urgente lo sviluppo di strumenti di detection automatica e la diffusione di una cultura digitale più consapevole all’interno delle aziende.
Formazione del personale e cultura aziendale sulla cybersecurity
L’importanza dell’awareness e dell’educazione continua
Come ben sappiamo, quando si parla di cybersecurity, la tecnologia da sola non basta. L’anello più debole della catena di sicurezza resta l’elemento umano e la formazione del personale assume un ruolo centrale nella prevenzione degli attacchi basati su deepfake.
Investire in programmi di awareness personalizzati significa:
- Insegnare a riconoscere segnali di manipolazione multimediale
- Allenare le persone a mantenere pensiero critico anche sotto pressione
- Rafforzare la cultura della doppia verifica per ogni richiesta anomala
Un team consapevole delle minacce non solo le riconosce più facilmente, ma è anche più incline a seguire procedure di sicurezza e a segnalare anomalie in tempo reale.
Simulazioni di attacco deepfake e test interni
Le simulazioni realistiche di attacco, note come red team exercises o cyber drill, rappresentano una strategia estremamente efficace per valutare la risposta del personale a scenari concreti. Includere nel piano di test anche video e audio deepfake consente di:
- Misurare il livello di vulnerabilità comportamentale
- Migliorare i tempi di reazione
- Identificare gap nei protocolli aziendali
Le aziende più mature dal punto di vista della cyber resilience integrano test ricorrenti e aggiornamenti formativi periodici, trasformando la consapevolezza dei dipendenti in un vero e proprio layer di difesa.
10 azioni da implementare subito in azienda per proteggersi dai deepfake
I deepfake rappresentano una minaccia in rapida evoluzione che richiede una risposta altrettanto dinamica. Di seguito, una check-list operativa con 10 azioni immediate e concrete che ogni azienda dovrebbe adottare per proteggersi da contenuti multimediali falsificati.
1. Audit dei canali pubblici aziendali
Valuta quali contenuti vocali e video di dirigenti e personale chiave sono disponibili online (YouTube, podcast, webinar, LinkedIn). Questi materiali rappresentano il “set di dati” ideale per creare deepfake realistici.
2. Riduzione dell’esposizione dell’identità digitale
Limita la diffusione non controllata di video e audio del top management. In alcuni casi, può essere utile filtrare o distorcere leggermente l’audio nei contenuti pubblici per renderlo inutilizzabile dai tool di clonazione (per l’utente finale non cambia nulla, ma un tool AI farà molta più fatica a usare quell’audio per clonare fedelmente la voce del CEO).
3. Implementazione di protocolli di verifica “out-of-band”
Mai autorizzare transazioni o azioni critiche basandosi solo su email, messaggi vocali o video. Implementa una seconda verifica obbligatoria via canale indipendente (es. telefonata diretta, codice via app).
4. Formazione mirata per i dipendenti più a rischio
Identifica i team più esposti (es. finance, IT, PA to CEO) e offri formazione specifica sui deepfake, incluse esercitazioni e casi reali.
5. Simulazioni regolari di attacchi deepfake
Integra nei tuoi programmi di security awareness delle simulazioni che includano contenuti deepfake, per testare la prontezza e la capacità critica dei dipendenti.
6. Aggiornamento delle policy di cybersecurity
Rivedi le policy interne e inserisci riferimenti espliciti ai rischi legati all’uso di media sintetici, con linee guida su come comportarsi in caso di dubbio.
7. Adozione di strumenti di deepfake detection
Integra tecnologie come Sensity AI, Deepware Scanner o Microsoft Video Authenticator per analizzare in tempo reale audio e video sospetti ricevuti via email o su piattaforme di videoconferenza.
8. Protezione biometrica per autenticazione e accesso
Rafforza i sistemi di autenticazione con soluzioni biometriche multimodali (voce + volto + comportamento), per ridurre il rischio che una voce o un’immagine falsificata venga accettata come vera.
9. Introduzione del watermark digitale nei contenuti ufficiali
Utilizza firme digitali invisibili su ogni contenuto audio/video pubblicato, in modo da facilitare la verifica dell’autenticità in caso di tentativi di manipolazione.
10. Monitoraggio del dark web e delle minacce emergenti
Attiva un servizio di threat intelligence che includa il monitoraggio delle piattaforme criminali dove vengono venduti o distribuiti deepfake personalizzati a scopo fraudolento.
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